Lettere d'uomini oscuri

Lettere d'uomini oscuri

Chi è più santo tra san Tommaso e san Domenico? Agli ebrei convertiti ricresce il prepuzio? Come fu che il papa prese come animale da compagnia un elefante? Nel 1507 Johannes Pfefferkorn, un ebreo convertito spalleggiato dai teologi dell'Università di Colonia, pubblica un libello ferocemente antigiudaico: tra le sue proposte, privare gli ebrei della loro identità culturale confiscandone e distruggendone i testi sacri. A contrastare lo sconsiderato disegno è Johannes Reuchlin, il maggior ebraista del tempo, che nella violentissima polemica finisce persino accusato di eresia. Mentre Reuchlin si difese pubblicando le "Lettere di uomini illustri" a lui inviate da Erasmo e da altri celebri umanisti, altri si affidano invece alle armi del comico. Fingendosi seguaci di Pfefferkorn e Ortvino Grazio, magister artium dell'Università di Colonia, e firmando con comicissimi nomi "oscuri", compongono le "Lettere d'uomini oscuri" a ideale controcanto della prima raccolta: due serie di lettere inviate a Ortvino Grazio dai contenuti strampalati, con quesiti tra l'insulso e il grottesco, formulati in un latino sgrammaticato, nelle quali questi presunti difensori dell'ortodossia antiebraica figurano come ignorantissimi, donnaioli e crapuloni. Un'operazione magistrale, in una polemica che segna il crinale tra il Medioevo scolastico e l'Umanesimo, nonché un testo ironico e burlesco, che Cesare De Marchi traduce rendendo in un italiano maccheronico lo stile impagabile di questi "uomini oscuri".